In età adulta, uno dei traguardi fondamentali dello sviluppo psicologico è il raggiungimento di una solida immagine di sé. Al contrario, in diverse forme di sofferenza emotiva e relazionale — fino a quadri strutturati come il disturbo borderline di personalità — troviamo tra le caratteristiche centrali proprio un’immagine di sé persistentemente fragile e instabile.
Comprendere cosa accade quando manca questa bussola interiore ci aiuta a capire quanto la stabilità identitaria sia decisiva per il nostro benessere quotidiano.
1. Cosa succede quando l’immagine di sé dipende totalmente dagli altri?
Se ci aspettiamo che siano le circostanze esterne o le reazioni altrui a definire minuto per minuto chi siamo e quanto valiamo, ci sentiremo perennemente sotto esame, come un bambino al suo primo giorno di scuola. Il nostro tono dell’umore sarà completamente in balia dell’ambiente: basterà un complimento o un rimprovero per farci passare in un istante “dalle stelle alle stalle”, facendoci sentire ora persone buone, brillanti e interessanti, ora individui incapaci, sbagliati e privi di valore.
Questa estrema dipendenza dal giudizio esterno genera uno stato continuo di allerta e ansia generalizzata. Se infatti il rifiuto da parte di un potenziale partner o la fine di una frequentazione vengono letti come la prova oggettiva che “non siamo amabili”, come potremo mai metterci in gioco serenamente? È proprio da questa fragilità dell’immagine di sé che nascono spesso sia la paura di amare sia la tendenza a soffrire per un amore perduto sentendosi svuotati della propria identità.
2. Come si costruisce la costanza dell’immagine di sé?
Fin dai primi anni di vita costruiamo la nostra immagine di sé rispecchiandoci negli occhi e nei feedback delle figure di riferimento (come studiato dalla psicologia dello sviluppo e del self-concept dell’American Psychological Association – APA). Possono verificarsi tre ostacoli principali in questo processo:
- Specchi incoerenti e imprevedibili: quanto più le relazioni primarie restituiscono al bambino messaggi contraddittori e confusivi, tanto più da adulto faticherà a sapere chi è davvero, cercando spasmodicamente conferme all’esterno;
- Rimandi precoci fortemente svalutanti: se i genitori hanno trasmesso un’idea di sé negativa, la persona può trascorrere la vita cercando di fuggire da quell’etichetta (magari rifugiandosi in una fragile autostima troppo alta di facciata), ma con il terrore costante che qualsiasi fallimento confermi proprio quel difetto originario;
- Assenza di rispecchiamento emotivo: crescere con figure genitoriali emotivamente inibite, distanti o poco comunicative priva il bambino dei feedback necessari per delineare un profilo chiaro delle proprie qualità e inclinazioni.
3. Avere un’immagine di sé rigida è sempre un vantaggio?
Da quanto detto potremmo dedurre che la massima stabilità sia sempre sinonimo di salute mentale. Ma è davvero così? Nella pratica clinica osserviamo che molte persone si aggrappano con estrema rigidità a un’immagine di sé profondamente negativa (es. “Sono un fallito”, “Sono fatto così e non cambierò mai”): paradossalmente, quella visione negativa offre una rassicurante sensazione di prevedibilità e coerenza interna, pur causando una grande sofferenza!
Per funzionare in modo sano, la nostra immagine di sé deve coniugare due qualità complementari: stabilità e permeabilità. La stabilità ci permette di non crollare alla prima critica e di sapere chi siamo; la permeabilità ci consente invece di restare aperti all’esperienza, accogliendo i feedback costruttivi dall’esterno per continuare a crescere, evolvere e migliorare nel tempo.
Dott. Enrico Parpaglione – Psicologo Psicoterapeuta a Torino
Se senti che la tua sicurezza oscilla continuamente in base al giudizio altrui e desideri consolidare la tua immagine di sé attraverso una psicoterapia mirata, ricevo in Via Susa 12 a Torino oppure online.
Approfondisci: Chi sono | Scrivi a: studio@psicologo.torino.it | Telefono e WhatsApp: 349-4064593.